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giovedì 31 gennaio 2013
CIE IN ITALIA: DATI 2012
Medici per i Diritti Umani (MEDU) onlus, organizzazione umanitaria indipendente, porta avanti dal 2004 il programma "Osservatorio sull'assistenza socio-sanitaria per la popolazione migrante nei CPTA/CIE". MEDU pubblica i dati sui CIE relativi al 2012.
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venerdì 4 gennaio 2013
LETTERA DI UN SINDACO ALL'ITALIA E ALL'EUROPA
Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio 2012, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile.
Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme; il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola? Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l'idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l'inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
Sono indignata dall'assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell'Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea sull'immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l'unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l'Europa motivo di vergogna e disonore. In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l'unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate pe r sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all'accoglienza, che dà dignità di esseri umani aqueste persone, che dà dignità al nostro Paese e all'Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza".
Giusi Nicolini
Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme; il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola? Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l'idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l'inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
Sono indignata dall'assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell'Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea sull'immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l'unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l'Europa motivo di vergogna e disonore. In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l'unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate pe r sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all'accoglienza, che dà dignità di esseri umani aqueste persone, che dà dignità al nostro Paese e all'Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza".
Giusi Nicolini
giovedì 3 maggio 2012
PASSPARTOUT 27: DENTRO I CIE
Questa settimana a Passpartù entriamo in alcuni dei centri di identificazione ed espulsione per migranti italiani. Lo facciamo attraverso una visita effettuata dalla nostra redazione al Cie di Ponte Galeria, attraverso la storia di tre persone passate nei centri del nostro Paese e protagonisti di tre film realizzati da Fortress Europe e infine attraverso il racconto di una senatrice entrata in questi giorni nel centro di Bologna.
Ascolta la puntata
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lunedì 26 marzo 2012
LA VITA CHE NON CIE
Fortress Europe: La vita che non CIE: Tre corti sui centri di identificazione ed espulsione di Alexandra D'Onofrio prodotto da Fortress Europe Un bambino di cinque anni che si ...
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mercoledì 14 marzo 2012
TUTTO SUI CIE
Fortress Europe: CIE: Foto dai cie di Torino, Crotone, Roma, Modena, Trapani, Gradisca e Caltanissetta CIE sta per centro di identificazione ed espulsione. Dent...
giovedì 8 marzo 2012
BOAT FOR PEOPLE
Mai pensato di affittare una barca e andare al largo di lampedusa a vedere cosa succede davvero sulla rotta per l'italia? controllare che non ci siano respingimenti, aiutare i soccorsi, denunciare le violazioni della legislazione nazionale e internazionale... questa estate qualcuno ci prova.
Partenza da roma a luglio 2012
Per saperne di più: boats4people.org
Partenza da roma a luglio 2012
Per saperne di più: boats4people.org
DIRITTO DI SCELTA
Diritto di scelta - Petizione per il rilascio di un titolo di soggiorno ai richiedenti asilo provenienti dalla Libia
Sono approdati sulle nostre coste durante il conflitto in Libia, per fuggire alle violenze o perché costretti ad imbarcarsi su pericolose carrette dalle milizie di Gheddafi. Oltre 25.000 richiedenti asilo sono ospitati all’interno del Piano di Accoglienza affidato dal Governo alla Protezione Civile. Centinaia di enti in tutta Italia, con modalità e standard disomogenei, stanno provvedendo alla loro ospitalità al di fuori del circuito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Ma ogni sforzo, ogni risorsa messa a disposizione, ogni percorso di inserimento, rischiano di risultare vani senza la garanzia di un futuro, senza la prospettiva di un titolo di soggiorno che permetta loro di scegliere se stare o ripartire, se tornare in Libia o al proprio paese d’origine. Pur provenendo dalla Libia, sono nati in Somalia, in Eritrea, in Ghana, in Nigeria, nel Mali, nel Ciad, in Sudan, in Costa d’Avorio, in Bangladesh o in Pakistan, per questo rischiano di vedere rigettata la loro domanda d’asilo dalle commissioni territoriali che già stanno procedendo al diniego nella stragrande maggioranza dei casi. I ricorsi, molto onerosi, non saranno comunque in molti casi sufficienti, così, dopo aver subito la violenza delle torture libiche o la minaccia dei bombardamenti, il destino di migliaia di persone rischia di essere l’irregolarità. Non possiamo permettere che nelle nostre città, nei quartieri e nelle strade che abitiamo, sia ancora una volta alimentato lo spazio d’ombra della clandestinità, consegnando migliaia di donne e uomini allo sfruttamento o ai circuiti della criminalità. Per questo, chiediamo l’’immediato rilascio di un titolo di soggiorno umanitario attraverso l’istituzione della protezione temporanea (art 20 TU) o le altre forme previste dall’ordinamento giuridico.
Sottoscrivete l’appello, diffondetelo. Mobilitiamoci in ogni città
Sono approdati sulle nostre coste durante il conflitto in Libia, per fuggire alle violenze o perché costretti ad imbarcarsi su pericolose carrette dalle milizie di Gheddafi. Oltre 25.000 richiedenti asilo sono ospitati all’interno del Piano di Accoglienza affidato dal Governo alla Protezione Civile. Centinaia di enti in tutta Italia, con modalità e standard disomogenei, stanno provvedendo alla loro ospitalità al di fuori del circuito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Ma ogni sforzo, ogni risorsa messa a disposizione, ogni percorso di inserimento, rischiano di risultare vani senza la garanzia di un futuro, senza la prospettiva di un titolo di soggiorno che permetta loro di scegliere se stare o ripartire, se tornare in Libia o al proprio paese d’origine. Pur provenendo dalla Libia, sono nati in Somalia, in Eritrea, in Ghana, in Nigeria, nel Mali, nel Ciad, in Sudan, in Costa d’Avorio, in Bangladesh o in Pakistan, per questo rischiano di vedere rigettata la loro domanda d’asilo dalle commissioni territoriali che già stanno procedendo al diniego nella stragrande maggioranza dei casi. I ricorsi, molto onerosi, non saranno comunque in molti casi sufficienti, così, dopo aver subito la violenza delle torture libiche o la minaccia dei bombardamenti, il destino di migliaia di persone rischia di essere l’irregolarità. Non possiamo permettere che nelle nostre città, nei quartieri e nelle strade che abitiamo, sia ancora una volta alimentato lo spazio d’ombra della clandestinità, consegnando migliaia di donne e uomini allo sfruttamento o ai circuiti della criminalità. Per questo, chiediamo l’’immediato rilascio di un titolo di soggiorno umanitario attraverso l’istituzione della protezione temporanea (art 20 TU) o le altre forme previste dall’ordinamento giuridico.
Sottoscrivete l’appello, diffondetelo. Mobilitiamoci in ogni città
martedì 17 gennaio 2012
DOCUMENTI PER TUTTI/E - CORTEO SABATO 21/1/2011
DOCUMENTI PER TUTTI/E
SABATO 21 GENNAIO 2012 CORTEO ORE 15 - fronte stazione porta nuova - Torino
Dalla scorsa primavera oltre 22mila persone che sono arrivate in Italia fuggendo dalla Libia bombardata dalla NATO sono “posteggiate” in migliaia di piccoli centri di accoglienza sparsi per tutto il paese. Una situazione che il Governo Berlusconi aveva archiviato sotto il nome di “emergenza nord-africa” e di cui aveva delegato la gestione alla Protezione Civile.
E Protezione Civile vuol dire procedure eccezionali ed urgenti, struttura semi-militare nazionale, spesa quasi senza controllo, contabilità semplificata, deroghe, nessuna gara d’appalto.
Da molti mesi migliaia di persone vivono in questi centri (ex colonie, alberghi, parrocchie, campi della croce rossa) in attesa che le commissioni territoriali valutino le loro domande di asilo... in molti rischiano di vederla respinta perchè arrivano in Italia dopo essere fuggiti dalla Libia ma erano in Libia provenienti da paesi non considerati instabili e quindi non inseriti nelle liste di protezione internazionale.
La vera emergenza è quella che è stata creata dal Governo, ed è un emergenza che costa centinaia di migliaia di euro pubblici che non garantiscono certo i diritti e la dignità dei richiedenti asilo ma ingrassano le tasche di quella parte di privato sociale che vede nell'accoglienza non un diritto da tutelare ma un business da sfruttare.A questo si aggiunge il calvario delle perdita di permessi di soggiorno per chi perde il lavoro col rischio di finire in un CIE, le tasse "etniche e razziste" sui permessi di soggiorno e il dramma della sanatoria truffa del 2009"
Questa situazione deve finire! Protezione umanitaria per tutti e tutte subito!
Protezione umanitaria per chi fugge dalla Libia in guerra a prescindere dal proprio paese di provenienza
Permesso di soggiorno a tutti i migranti e le migranti
No al business della finta accoglienza
Solidarietà e piena accoglienza
Casa – Lavoro – Residenza per tutt* i/le rifugiat*
Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro
No al razzismo
Chiudere i CIE
Assemblea per il diritto di asilo
Richiedenti asilo/migranti
Ubicazione:
Porta Nuova, 10123 Torino, Italia
martedì 20 dicembre 2011
E ADESSO TUTTI NEI CIE
Fortress Europe: E adesso tutti nei Cie! Come si fa l'accredito sta...: Il Cie di Torino ripreso dal balcone di un condominio Dalle parole ai fatti. Per mesi migliaia di persone si sono mobilitate chiedendo il...
venerdì 9 dicembre 2011
APPELLO RICHIEDENTI ASILO A TORINO
SABATO 17 DICEMBRE dalle Ore 10.00 alle 16
ASSEMBLEA PUBBLICA PRESSO C.S.O.A GABRIO - TORINO
(VIA REVELLO, 3) possibilità di pranzare insieme
La situazione
drammatica che si è venuta a creare in Italia con gli arrivi delle persone fuggite dalla guerra in Libia (guerra voluta e sostenuta dai principali Paesi europei Italia inclusa) continua a rendere evidente l'incapacità della politica di dare risposte reali ai bisogni di chi fugge dalle guerre, dalla fame in cerca di un futuro e di una vita
degna.
"L'emergenza Lampedusa", creata ad arte e gestita di conseguenza da (l’ex) Ministro Maroni e dalla sua cricca, della scorsa primavera ha fatto sì che moltissimi richiedenti asilo si trovino sparpagliati un po'
ovunque sul territorio nazionale.
Da mesi e mesi persone provenienti da Costa d’Avorio, Somalia, Sudan, Tunisia, Egitto, Eritrea, Etiopia, Mali, Ghana, Burkina Faso, Nigeria, sono stipati come merce in “centri di accoglienza” in attesa che le
Commissioni Territoriali valutino le singole storie, in attesa che la burocrazia dica loro se hanno il “permesso” di immaginare una vita o se invece respingerli e condannarli di fatto ad una vita nella “clandestinità”.
E molto c'è da dire su questi centri in Piemonte e in giro per l’Italia, su come funzionano e su come vivono le persone in essi ospitate!
Queste strutture, una diversa dall'altra perché così vuole l'emergenza, sono luoghi di contraddizioni, di veri e propri drammi, nei quali si stanno consumando nella solitudine e nell’indifferenza, la negazione di diritti basilari, come quello di poter accedere a un degno sistema di accoglienza e di tutela dei richiedenti asilo.
Oltre questo esiste poi per molti il rischio di ricevere dalla commissione un rifiuto alla domanda di asilo. Questo perché in tanti sono arrivati in Italia la primavera scorsa in fuga dalla Libia bombardata dagli aerei
della NATO e delle potenze europee, ma sono originari di Paesi non inseriti nelle liste per la protezione internazionale: un rifiuto farebbe immediatamente precipitare centinaia di persone in condizione
di clandestinità.
Tutto questo mentre nel frattempo sulle loro vite si crea la speculazione del business dell’accoglienza. Tutto questo mentre migliaia di persone sono letteralmente “parcheggiate” nelle strutture di accoglienza con
la maggior parte degli appuntamenti in commissione a partire dalla primavera prossima!
Crediamo che questa situazione, figlia per l'ennesima volta della logica dell'emergenza non sia dignitosa per chi la sta vivendo e non sia accettabile per chi crede che accoglienza e solidarietà siano concetti e pratiche
fondanti del nostro vivere assieme. Crediamo che quando si creano e gestiscono situazioni come quella dei richiedenti asilo in termini emergenziali le prima cose che saltano sono il rispetto dei diritti e della dignità delle persone.
Possiamo immaginare quali saranno gli scenari futuri. Dobbiamo attrezzarci fin da ora per rimettere diritti e dignità come punti imprescindibili per chi arriva in Italia.
Per questo proponiamo a tutti e tutte di incontrarci tra richiedenti asilo, migranti, attivist*, operatrici e operatori, ec…
SABATO - 17 DICEMBRE Ore 10.00 - ASSEMBLEA PUBBLICA
PRESSO C.S.O.A GABRIO - VIA REVELLO, 3 TORINO
Collettivo
Immigrati Auto-organizzati– CSOA Gabrio – Coordinamento USB
Migranti Torino - USB Torino – Movimento Richiedenti asilo
PARTITA LA MOBILITAZIONE WEB: UMANITARIO PER TUTTI
Online c'è una petizione, è stata lanciata dal sito Melting Pot. Si chiama "Diritto di scelta". Chiede che il governo, come previsto dalla legge, riconosca un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari a tutti i profughi di Libia. Esattamente come è stato fatto ad aprile con 14.000 tunisini. Saranno poi loro a scegliere cosa fare della propria vita. Se restare in Italia nonostante la crisi, se provare a proseguire il viaggio raggiungendo gli amici sparsi in Europa. O se invece - e probabilmente sarebbe la scelta migliore per tanti - ritornare in Libia o nei propri paesi, se qui non troveranno le condizioni di lavoro adeguate. Il che aiuterebbe anche le casse italiane. Visto che non ha senso spendere 1.400 euro al mese per ospitare una persona a cui allo stesso tempo si vieta per legge di lavorare.
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mercoledì 30 novembre 2011
LA SPOON RIVER DI LAMPEDUSA
Fortress Europe: La Spoon River di Lampedusa. "Sono tornato da Tunisi con una trentina di fotografie. Foto di ragazzi. Alcune a colori, altre in bianco e nero. Le tengo custodite in una busta dentro un quaderno..."
Tratto da Fortress Europe il blog di Gabriele Del Grande
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